(8 members) Shortlink
A capo

Communication

Imponderabile e soggettivo. Me verso San Paolo

g

Fragile

San Paolo è una sorta di laboratorio gigantesco, principalmente per quel che riguarda il sociale. Progetti su progetti per lavorare al cambiamento possibile, al coinvolgimento comunitario. Começar de novo, il nome di una delle tante iniziative nate negli ultimi anni, rivolta a persone ultraquarantenni disoccupate, per insegnare loro una nuova professione. Bolsa Trabalho, rivolta ai giovani studenti. Sono progetti che danno risultati concreti.

 

Grajaù è una delle zone più povere di San Paolo, con il 20% di disoccupazione. Grazie al lavoro di educatori, assistenti sociali, artisti e gli stessi abitanti del bairro, la violenza è diminuita del 12%, mentre nel resto della città è aumentata dell’1% e l’evasione scolastica è diminuita del 44% come anche la disoccupazione, sulla quale però ancora non ci sono dati esatti. Ma la povertà resta enorme, così come il livello di violenza nelle periferie. Ciò che fa sempre la differenza è la mancanza di aspettative e troppo spesso i ragazzi non hanno nulla da fare e si ritrovano nella noia più pericolosa. Di lì al fare uso di qualche droga a basso prezzo, il salto è fin troppo facile.

 

Così nasce e si rinnova continuamente l’idea di creare grandi centri polivalenti formativi e culturali proprio nelle zone in cui il tasso di violenza, di disoccupazione e di analfabetismo risulta più alto.

 

Venerdì. Il mio ingresso nella comunità.

Floriana è la persona che mi ha accompagnata, un'educatrice, laureata in Arte visuale, da sempre parte integrante delle azioni comunitarie di strada e coinvolta nel progetto Marginal a Grajaù, rivolto agli adolescenti che ci abitano.

''Volevo capire cosa significasse stare ai margini e una volta che sono entrata qui e ho lavorato con i ragazzi di questa periferia, ho capito che mi piaceva... mi piaceva e basta''.

 

E' venuta a prendermi a una stazione della metro e con la sua Niva siamo arrivate a Grajaù. Se vi chiedete come sia nella realtà quella che chiamiamo favela e che a me, dopo esserci stata, non viene più da chiamare con questo nome, allora posso dirvi che è esattamente come ve l'immaginate.

E non c'è da scherzare con il pietismo ipocrita, con un'ammirazione stupida verso le persone che ci abitano, come se avessero il privilegio della povertà, che ignorantemente in troppi pensano che li renda migliori. Sono esattamente persone come chiunque e non è speciale il loro modo di stare al mondo. Le esigenze, sembrerà strano, ma sono le stesse. Non vogliono essere invidiati per i cavi della luce a cielo aperto o la mancanza di impianti fognari. Spesso vogliono essere lasciati in pace piuttosto che esser trattati come mosche bianche. E non vogliono essere aiutati. Sei tu che devi entrare, chiedere permesso e stare semplicemente con loro, se vuoi proporre un modo diverso e possibile di sfruttare al meglio ciò che hanno e la bellezza che sono in grado di fare.

 

Sono rimasta l'intera giornata con un gruppo di una decina di ragazzi, dentro una casa data in prestito agli educatori del progetto per consentire loro di avere a disposizione uno spazio di laboratorio e ricerca.

Diciassettenni per lo più, che amano fare musica, graffiti, girare con lo skate, scolpire, sognare. ''La cosa difficile con cui si combatte è anche la rigidità delle loro famiglie, che di certo vorrebbero solo avere figli che crescendo si preoccupassero di trovare un lavoro, che pensassero alle cose serie, e non certo all'arte! Ma questo... è così qui come in tutto il resto del mondo, ti pare?''.

Floriana ha aperto l'officina. Avrebbe insegnato loro delle tecniche pittoriche per creare magliette da vendere in qualche manifestazione o evento di zona, magliette che riportano i graffiti fatti dai ragazzi stessi e che colorano le strade di Grajaù.

 

Le strade di Grajaù. I cani impolverati appoggiati agli angoli in ombra, i bimbi in ciabatte che scorrazzano da una casa all'altra. E i sorrisi di quei ragazzini appena cresciuti.

 

Anche qui, poche parole.

Mi sarebbe piaciuto avere una telecamera, per rendere meglio almeno stavolta il movimento che sentivo in me e che, riuscire a trasmettere con le parole, è stato davvero difficile...

 

Io ricordo tanti colori. E la luce.

 

http://agentesmarginais.blogspot.com.br/p/agentes-marginais.html


(Questo articolo, oggi, è finito qui

http://www.idearee.it/blog/?e=14). Grazie...

Air Zoom Pegasus EM