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A capo

Communication

Imponderabile e soggettivo. Me verso San Paolo

g

a voce alta

Joan Mirò. Daniel Pennac.

Il giro del cielo”.

Era tanto tempo che lo cercavo, lo cercavo, ricordo che anni fa l'ho regalato almeno due volte. Ma non ricordavo più il titolo e non riuscivo a comprare per me una copia.

La ragazza che mi ospita nella sua camera, pelle olivastra e accento tipico del nord-est, l'ha tirato fuori stasera e l'ha messo sopra il letto per farmelo vedere. La copia è in italiano. ''E' un regalo di mio fratello. L'aveva preso per me perchè anche lui si chiama Daniel''.

Mi è balzato il cuore in gola, non potevo credere ai miei occhi. Adoro questo libro, un insieme di racconto e immagini. E pensare che proprio qualche sera fa avevo postato le parole di Clarice Lispector, che mettevano insieme creatività dello scrittore e creatività del pittore.

Quando succedono certe cose mi si accappona un po' la pelle, mi emoziono con poco forse. E' che mi vengono in mente un sacco di cose.

Non so perchè un libro così bello per me non mi sia mai presa la briga di regalarmelo. Quando l'ho ricercato, pochi mesi fa, non riuscivo proprio a ricordarmi niente, titolo, immagine di copertina, niente. E stasera, la ragazza che in questi giorni mentre andiamo per strada e dobbiamo attraversare mi prende per un braccio come si fa coi bimbi e mi trascina, mi sposta, mi blocca e io lì che non faccio che dirle ''nao gosto de isso, Eliiiis!!! nao sou uma creanca, voce sabi!!'', ma lei niente, continua imperterrita a proteggermi dal traffico, quella ragazza ha cercato il libro, così, dal niente, sommerso da vestiti e altre cose, per farmelo vedere.

Sì, lo conosco bene... e fa un certo effetto ritrovarmelo tra le mani, come se fosse arrivato da non so quale tempo.

Vale la pena raccontarlo. Vale la pena per come mi è arrivato stasera fra le mani.

Penso che ci siano diverse storie che ci riguardano un po' tutti e che avvicinano in qualche modo. Non ricordo la trama, leggo proprio ora mentre lo riscrivo, ce lo raccontiamo insieme com'era la storia. Io ricordo solo le immagini che si alternavano ''Il carnevale di Arlecchino'', ''Il cavallo del circo'', ''La biondina al luna park''.

A me piace tanto leggere ad alta voce. Provo a farlo bene.

 

 

Joan Mirò

 

Daniel Pennac

 

Il giro del cielo

 

dodici quadri raccontano una storia

 

 

 

Dedica:

 

Per Camille Goujon,

 

nata sedici anni, undici mesi e diciannove giorni fa

 

in un cielo di Mirò

 

 

 

  • Papà?

  • Sì, tesoro?

  • Ti ricordi quando ero piccola?

  • La settimana scorsa?

  • No, veramente piccola! Quando sono stata operata di appendicite.

  • Ah, l'anno scorso! Mi ricordo molto bene, piccolina, faceva male la pancia pure a me.

  • Quando il dottor Berthold mi ha addormentata, mi ha chiesto se volevo sognare una nave in mezzo alla tempesta o un aereo in mezzo a un uragano.

  • Che razza di scelta! E che cosa hai risposto?

  • Né l'uno né l'altro. Gli ho risposto che volevo sognare il cielo. Mi ha chiesto: un cielo come? E io gli ho detto: il cielo. Ha detto: il cielo è il niente, è vuoto il cielo! Cosa ci devo mettere nel tuo cielo? Aerei? Missili? Satelliti? Io gli ho detto: del blu, voglio sognare un cielo tutto blu. Ha tirato un gran sospiro e ha detto: e vada per un cielo tutto blu.

  • E allora?

  • Allora mi ha fatto la puntura, e mi sono ritrovata subito nel cielo!

  • Ma no...

  • Sì! E sai una cosa?

  • Cosa, tesoro?

  • Il cielo era stato appena operato di appendicite!

  • Veramente?

  • Una grande cicatrice rossa in mezzo al blu.

  • Che tipo, quel Berthold!

  • Mi sono avvicinata alla cicatrice. Camminando piano. I miei piedi lasciavano delle impronte, come la punta delle dita su un palloncino, capisci?

  • Perfettamente.

  • E sono passata dall'altra parte.

  • Dall'altra parte di che cosa?

  • Della cicatrice! Dall'altra parte del cielo! Sono entrata! E' proprio questo che ti volevo raccontare. Papà, sai cosa c'era dall'altra parte del cielo?

  • No, dimmelo. Dimmi subito, amore mio, che cosa c'è dall'altra parte del cielo. Siamo in molti a farci questa domanda.

  • Io sono seria, papà. Guardami negli occhi.

  • Ti guardo.

  • Guardami meglio!

  • Ecco, mia seriosissima.

  • Mi crederai?

  • Ti credo già.

  • Dall'altra parte del cielo, paparino, c'è la fattoria della tua infanzia.

  • La nostra fattoria?

  • Proprio come me l'hai descritta tu. Una fattoria dorata sotto il sole. Con un cielo per tutte le stagioni sopra il tetto.

  • C'era il mio asino?

  • Sì, papà, c'era Geremia. Quando mi ha vista, ha smesso di brucare e ha detto: Ehi, ciao, come sta tuo padre? Ho risposto: così così, è preoccupato per la mia appendicite. Poi sono volata via.

  • Volata?

  • Volata. Metà bambina metà ape. Volavo dritta verso il sole. E' una bella vita quella dell'ape. Libera.

  • Libera in che senso?

  • Difficile da spiegare. E' un po' come quando giochi all'elastico o salti alla corda e ti vengono tutte le figure. Ti senti leggera. C'è sole dappertutto e nessuna preoccupazione. Ci si sente liberi.

  • E la mia fattoria?

  • Mi sono lasciata scivolare su un raggio di sole e sono entrata dalla finestra.

  • Quale finestra? Quella del fienile? Quella da cui scappavo quando venivo spedito a letto?

  • Forse, sì... fuori era giorno e notte insieme. Era una finestra e tutte le finestre allo stesso tempo. E all'interno tutto era così... matto! Proprio come me l'avevi descritto tu, ma matto davvero! Il gallo suonava la chitarra, i gatti misuravano i gomitoli di lana e si sbagliavano continuamente, gli uccellini deponevano uova enormi, c'erano delle api giocoliere, come se il fumo della tua pipa li avesse resi tutti pazzi. Pazzi di gioia, capisci? Come quando si balla!

  • Non fumavo la pipa, quando ero piccolo.

  • Lo so, paparino, e non avevi neanche i baffi. Ma forse sognavi di fumare la pipa e di portare i baffi! Ci sono tanti ragazzi così.

  • Io non ero un ragazzo così. Ma dimmi, sognatrice, hai visto Miss, nella fattoria?

  • Una rossa carina col vestito della festa che leggeva una lettera?

  • Sempre col vestito della festa per aprire la porta, è lei, sì! Rossa e verde, con gli orecchini, le collane, i nastri, è Miss!

  • Papà?

  • Sì, mia grande?

  • Non dovrei chiedertelo, è molto indiscreto, ma...

  • Ma?

  • Cosa c'era scritto in quella lettera?

  • Sempre la stessa cosa, mio dolce cuore, promesse del suo fidanzato, giuramenti, appuntamenti... Sarebbe venuto a prenderla la domenica dopo! Promesso! Diventava improvvisamente gentile quando riceveva una lettera del suo fidanzato!

  • E il fidanzato non veniva mai, vero?

  • Mai, tesoro. Comunque io non l'ho mai visto. Allora Miss si toglieva il vestito della festa e rimetteva il grembiule. Lavorava, lavorava tanto! Lucidava, lavava, sfregava, non parlava più con nessuno, si vedeva solamente la sua schiena. Era così triste da far piangere il granturco.

  • Sì, ora che me lo dici, vedo meglio... il secchio rovesciato, l'annaffiatoio abbandonato sul giornale che nessuno legge più, la brocca furiosa con i pugni sui fianchi, la pompa dell'acqua che non viene riparata, il cane che abbaia da una parte e tu completamente nudo dall'altra, e il cortile in attesa, il cavallo che macina il grano tutto solo... era proprio triste la tua fattoria! Anche il sole non poteva farci niente! Né l'eucalipto che faceva il pagliaccio in mezzo al cortile, per divertire il loggione...

  • Tutti si sentivano molto soli quando Miss era triste. Ma questa tristezza non era niente in confronto alle sue rabbie, una volta scesa la notte.

  • Lo so.

  • L'hai sentita? Hai sentito la rabbia di Miss nel tuo sogno? Poverina...

  • papà, ho avuto così paura... all'inizio, non ho capito. La notte era venuta all'improvviso e ho sentito un lungo sibilo, come se tutti i sepenti del mondo si fossero riuniti nella mia testa. Tutte le vipere della terra! È entrato dalle orecchie e io ho chiuso gli occhi. Allora l'ho vista, sul nero delle palpebre. Un occhio da vampiro, una bocca da squalo, peli da ragno, braccia molli che frustavano l'aria...

  • La collera di Miss abbandonata, sì... La tristezza, la gelosia, l'invidia, la solitudine, la paura. “e' colpa vostra, siete tutti colpevoli”. La colpa è di tutta la terra...

  • Molto peggio di una nave nella tempesta o di un aereo nell'uragano! Avevo compassione per Miss, papà, ma avevo talmente paura ce non potevo far niente.

  • Amorino, nessuno poteva fare niente per Miss, in quel momento.

  • Le palpebre, i denti, le orecchie, le bracci, le dita, il collo, i seni hanno cominciato a rosseggiare come braci. L'aria intorno a lei si infiammava. Sono volata via per rifugiarmi vicino alla luna.

  • Blu, la luna?

  • Come fai a saperlo?

  • Le rabbie di Miss facevano sempre diventare la luna blu.

  • Tutte le donne dei dintorni erano là, rannicchiate insieme a me intorno alla luna.

  • Saggia prudenza, angelo mio.

  • C'era anche un serpente: Sssssapete, ssssibilava, non ssssi deve fidarssssi dei sssibili di Misssss. Noi non ssssiamo cossssì cattivi, noi...

  • Che faccia facevano le donne intorno a te?

  • Guardavano Miss dall'alto della notte, con aria incerta. Avevano strani sorrisi.

  • Dei mezzi sorrisi? Un po' così un po' cosà?

  • Esattamente. E delle smorfie... ma non potevano farci niente. Una delle donne ha domandato: Le è stata data la chiave almeno? Sì, è vero, ce l'ha la chiave? Ha domandato un'altra. Lo spero bene, ha risposto una terza: altrimenti non si potrà scendere tanto presto. Con tutto quello che ho da fare in casa! Diventavano nervose.

  • E avevano ragione. Quando non si trovava la chiave, era ancora più terribile.

  • Di che chiave parlavano, papà?

  • La chiave della chiesa, perla rara, era l'unica soluzione, quando Miss era in quello stato, uno di noi partiva nella notte per prendere dal curato la chiave della chiesa. Durante la strada si recitavano trentaseimila preghiere, perchè il curato ci fosse, perchè non avesse perduto la chiave, perchè l'organo non fosse rotto, perchè Miss accettasse di suonare... Era l'unica cosa che potesse calmara, la musica! Il grande organo, l'hai sentito suonare nel tuo sogno?

  • Sì. all'inizio, tutti accordi neri.

  • Cominciava sempre così; dieci dita: un accordo nero! Atmosfera. Si possono benissimo fare accordi di questo tipo, con un organo! E poi delle piccole bolle di luce. Ma con il contagocce, una bolla qui una bolla là, una dopo l'altra...

  • E che sono salite fino a noi, una a una, sì. L'atmosfera a poco a poco si è rilassata. La luna ha ripreso i suoi colori. Ho potuto riaprire un occhio, poi due. C'erano occhi rossi intorno a me. Occhi senza sonno. Miss ha suonato fino all'alba. Poco per volta, il sole è riuscito a cacciare la notte... E quando sono ridiscesa alla fattoria...

  • Era primavera.

  • Come fai a saperlo?

  • Sempre una ventata di primavera dopo le collere di Miss, mia tortorella. Un sole arancione?

  • Sì.

  • Bandiere dappertutto?

  • Sì.

  • Alberi con le orecchie?

  • Sì. E con gli occhi!

  • Una lumaca blu? Aspetta che cerco di ricordare, papà, solo un secondo... Sì! Una lumaca blu!

  • La pace nei campi?

  • Sì.

  • 21 uccelli-matti + 1 uccello-nuvola?

  • Sì, li ho contati, sì.

  • Il cane con mille code?

  • No, era un cane bagnato, papà.

  • Tutti i cani bagnati hanno mille code, vedrai. Il puledro che poppa?

  • Sì.

  • Il puledro che succhia il latte? Sei sicura, tesoro?

  • Sicurissima.

  • È molto importante questo puledro, gioia mia.

  • Perchè?

  • È grazie a lui che tu sei qui.

  • Racconta!

  • Avevo la tua età quando è nato. Era il più gentile, il più allegro, il più carino, il più leggero, il più puledro dei puledri. Sapeva fare tutto. Non solo i numeri che gli insegnavo io, ma anche altri, che inventava lui stesso. Ci hanno lasciato crescere insieme per sette anni. Insieme all'asino Geremia, era il mio compagno preferito, il mio confidente, il fratellino che non ho avuto, un vero puledro da sogno. E poi passa un circo vicino alla fattoria. E poi mio padre dice: “Con tutto quello che sa fare questo puledro, possiamo chiedere un buon prezzo”.

  • Oh, papà, l'hanno venduto al circo? Il tuo puledro?

  • Aspetta il seguito, mia colomba. Da una parte è comprensibile, noi non eravamo molto ricchi, ma dall'altra io mi rifiutavo di capire, era il mio puledro. Ma non c'è stato niente da fare. Noi eravamo ancora più poveri, negli ultimi tempi... raccolto cattivo... il tetto da riparare... il carretto rotto... la pompa da cambiare... questo puledro, voleva dire soldi... un puledro d'oro diceva mio padre... Lo portiamo al circo, alla fine. Sì... E, vedi... E' proprio quando si crede che tutto sia finito, che tutto comincia.

  • Ce cosa è cominciato, papà?

  • La vita, amore mio bello, la vita vera, la vita viva. C'era una cavallerizza al circo, aveva la mia età, gli occhi color del cielo... su un tappeto dello stesso colore.

  • La mamma?

  • La mamma, sì. E tu, arrivata tutta nuova dopo un anno di felicità...

  • Che cos'è la felicità, papà?

  • La felicità? Un grande cielo blu dove plana una sfilza di allegre appendici che spalancano occhi come coccarde. Alcune diventano bambine.

  • Bambine? Sì, ora me ne ricordo... me le ricordo molto bene... è proprio quello che io volevo diventare correndo verso voi due in tutto questo blu: la vostra bambina.

 

 

 

Ecco. Io non ricordavo la storia. A dire la verità, ora so che non l'avevo mai letta, perchè questo libro è stato sempre un regalo per qualcuno.

 

Stasera la nord-estina me l'ha messo tra le mani.

 

Non aveva senso leggerlo così, per conto mio... Due righe le ho lette ad alta voce a lei prima (voleva sentire come suona in italiano la storia che tutt'e due non avevamo mai saputo. Sapevamo solo le immagini con i colori). Il resto, l'ho messo qui per chi passava e volesse compagnia stanotte.

 ps

http://www.youtube.com/watch?v=eoKmh1S6qnc

 

 

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