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A capo

Communication

Imponderabile e soggettivo. Me verso San Paolo

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Un po' di. Parola e immagine acustica.

Ancora problemi con la lingua.

Arduo, sciolto, veloce, strascicato, complesso e rarefatto portoghese… meu amor… Non mi riesce di parlarti!

E’ una questione che deve aver a che fare con l’intonazione, forse l’intonazione assoluta. Che ancora manca.

Se in un certo senso non ho difficoltà ad azzeccare il suono delle note musicali con la voce, dall’altra parte ho un’enorme difficoltà ad assorbire e far mio il suono di una lingua diversa da quella che parlo.

C’è da immergersi in uno studio approfondito che riguarda – forse – le neuroscienze… o chissà cos’altro.

Anche oggi è di linguaggio e di suono che si parla.

Stamattina ero a lavoro in un centro diurno per disabili. La struttura è divisa in ‘’moduli’’ a seconda della gravità e delle patologie degli utenti ospiti. Per mia fortuna (si dice così quando da bravi ricercatori siamo particolarmente attratti e ispirati dagli studi di non facile appiglio) sono capitata nel modulo ‘’più tosto’’, come dicono qui a Roma. Ritardi mentali gravissimi, tetraparesi congenite, e simili… Di linguaggio verbale, e spesso pure non verbale, non c’è traccia. C’era tra queste persone chi magari riusciva a imitare qualche parola prendendola dal testo di una canzone che facciamo suonare allo stereo della stanza. Ma pure in quel caso mi rendevo conto di star davanti a qualcuno che era fortemente attratto soltanto dai suoni delle parole: non c’era comprensione alcuna del significato che esse potevano avere. E c’è stato anche chi, sdraiato su un lettino, aveva più volte rifiutato il mio contatto visivo e pure tattile ogni volta che mi ero avvicinata per entrare in comunicazione con.

Ingenuamente sono finita a pensare che quella persona non fosse in grado di comunicare con nessuno, ma quando si è letteralmente trasformata di fronte a un altro operatore e ha mosso le braccia verso di lui mostrando un sorriso che arriva da un orecchio all’altro, mi sono resa conto che c’è molto da imparare da chi è riuscito, diversamente da me, ad abbattere certi muri. Ho pensato che il muro non era solo di quella ragazza sdraiata sul lettino, ma era anche il mio, costruito mattone su mattone sulla sicurezza che non ci fosse alcuno spiraglio possibile tra lei e me.

I linguaggi sono tutti molto complessi, so per ora che hanno origine nella vitalità di ognuno di noi. E non è detto che la comunicazione verbale sia più complicata di quella non verbale.

Come mai alcune persone sono perfettamente in grado di imitare i suoni delle parole ma finiscono poi per avere un linguaggio ‘’vuoto’’? Come mai alcune persone sono assolutamente stonate e altre riescono a trovare su una scala musicale l’esatta nota corrispondente al suono di una sirena per strada? Com’è che alcune persone nonostante anni e anni di permanenza in un continente diverso da quello d’origine non riescono a parlare una lingua del tutto priva di qualsiasi sfumatura d’accento, e magari altre sì? Cos’è che ci rende miopi rispetto alle nostre e alle altrui possibilità comunicative finendo nell’equivoco assurdo di una scontata incomunicabilità? Cosa lega l’affetto ai suoni delle parole?

Mi trovo a intuire vagamente, per adesso, la complessità delle faccende che sono in ballo: la storia della stimolazione acustica, la storia dell’immagine interna e quello che lega l’una all’altra: forse, ‘’immagine acustica’’.

Sono molto indietro col mio portoghese. E pure con tutto il resto.

Si dice che in caso di necessità, ci si possa sempre ''esprimere a gesti''! Ma io aspetto di vedermi in quel luogo lontano dall’Italia per capire da dove nasca in me questa resistenza a far miei suono e senso delle parole portoghesi e a trasformarle in un linguaggio che contenga in sé anche gli abbracci.

Porterò pazienza. Intanto, studio…

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