Una strategia per i Neet

Con obiettivi sempre più ambizioni si rinnova l’impegno del progetto Meet no Neet, giunto alla sua terza edizione, che dedica un’attenzione particolare ai giovani fuori dal processo formativo e produttivo del Paese, quasi 2 milioni e mezzo di giovani tra i 15 e i 29 anni.
 
In Italia la quota dei Neet (Not in Education, Employment or Training) è nettamente superiore alla media dell’Ue28 (rispettivamente 26,0 e 15,9 per cento) e con valori significativamente più elevati rispetto a Germania (8,7 per cento), Francia (13,8 per cento) e Regno Unito (14,7 per cento). In questo gruppo di giovani un prolungato allontanamento dal mercato del lavoro e dal sistema formativo significa il rischio di una maggiore difficoltà di reinserimento.
 
La condizione di Neet è solo in parte collegata al fenomeno della disoccupazione. In Italia, infatti, desta preoccupazione la crescita della fascia degli “inattivi”, i rinunciatari, i rassegnati che hanno smesso di cercare un lavoro. Mentre ci sono aziende che non riescono a trovare profili adeguati.
 
Il progetto Meet no Neet, promosso nell’ambito del programma Microsoft YouthSpark, previene e contrasta il fenomeno dei Neet partendo dai banchi di scuola. Prevede formazione tecnologica, sociale e imprenditoriale per permettere a ragazzi e ragazze di accedere più facilmente al mondo del lavoro e acquisire le competenze utili per vivere e lavorare nel 21° secolo.
Con il modello di Educazione per la vita, che coniuga conoscenze, competenze e valori, le classi che aderiscono al progetto vivono un un’esperienza unica di progettazione sociale all’interno di un contest che allena i ragazzi all’autoconsapevolezza, alla risoluzione dei problemi e alla realizzazione di idee innovative che portano benefici a tutta la comunità.
 
Ecco le immagini dell’evento finale dell'edizione 2014 del progetto Meet no Neet, che ha coinvolto 10mila giovani di tutta Italia tra i 16 e i 24 anni.

Cinque studenti, testimoni di cinque idee innovative, hanno accettato la sfida di raccontare il loro progetto in un tempo brevissimo, immaginando di salire in ascensore insieme al potenziale donatore. Si chiama infatti elevator pitch questa particolare forma di comunicazione, basata su sintesi ed efficacia. Ma quella degli studenti non è una simulazione. Di fronte a loro hanno trovato davvero possibili donatori e/o investitori.
 

 
Per informazioni sul progetto
Ana Lain, 06 42014109, cell. 345 4186710, a.lain@mondodigitale.org
 
 
I DATI
I giovani che non studiano e non lavorano in Europa

da Noi Italia 2015, 100 statische per capire il Paese in cui viviamo, Istat 2015
 
 

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